domenica 1 febbraio 2009

Capitolo 1

Il sole aveva ormai raggiunto lo zenit quando decise di fermarsi. Attraverso lo spiraglio tra i risvolti del copricapo i suoi occhi grigi osservavano attenti il paesaggio circostante. Davanti si estendeva una vasta desolazione senza ripari e stando alla mappa che aveva rimediato, sarebbe stato così per almeno trenta miglia.
Smontò di sella e fece accucciare la sua cavalcatura e quella di riserva sul suolo arido e pietroso. Le mansuete creature si adagiarono, continuando docilmente a ruminare, insensibili al calore opprimente del Deserto Ignoto.
L’uomo slegò le bisacce e le selle dalle schiene gibbose degli animali, sfilò quattro pali di legno lunghi cinque piedi e montò una semplice struttura coperta da un telo bianco per ottenere riparo dal sole. Scrutò ancora una volta l’orizzonte, attentamente in tutte le direzioni, e si sedette sotto al telo. Slegò il nodo dietro alla nuca che assicurava il copricapo e svolse la fasciatura scoprendo il volto dai lineamenti duri ricoperto da una barba incolta di due settimane, infine liberò i capelli corvini, mossi, che ricaddero sulle spalle. Bevve un piccolo sorso d’acqua, slacciò il cinturone e depositò la spada accanto a sé, coricandosi sotto al riparo improvvisato. Prima di chiudere gli occhi sfilò il pugnale assicurato al fodero della spada e lo impugnò con la mano nascosta tra le bisacce sotto al suo capo.

Si risvegliò di soprassalto e in un guizzo la mano armata scattò, puntando la lama verso il nulla. Poco più avanti un serpente stava risalendo un cumulo di rocce spostandone alcune e provocando un rumore quasi impercettibile, sibilò, e proseguì per la sua strada. Una delle cavalcature emise un brontolio sommesso. L’uomo si rilassò e rinfoderò il pugnale. Radunò le sacche e controllò le provviste, gli otri d’acqua, la sacca contenente la sua armatura, la balestra e i dardi rimasti; infine estrasse la spada, ne saggiò il filo e la tenne davanti a sé per un istante, osservando il simbolo reale incastonato nella coccia, la parte della guardia fra lama e impugnatura.
Contrasse la mascella mentre i ricordi lo assalivano. La notte dell’assassinio di suo padre aveva usato quella stessa spada per aprirsi la via fino alle sue stanze solo per vederlo cadere, disarmato, massacrato dai colpi del vile Usurpatore. Non era riuscito a vendicarlo. Era fuggito di fronte alla schiacciante superiorità dei cospiratori ma forse sarebbe stato meglio morire lì, a fianco dell’unico uomo che avesse mai donato serenità e prosperità alla Grande Valle, piuttosto che sopportare ciò che venne dopo. Fuggendo incontrò ovunque sostenitori del nuovo e autoproclamato Signore degli Uomini, ingannati e raggirati dalle parole eroiche e dalle promesse di gloria. Quanto in fretta ci si dimentica delle azioni turpi di un uomo di fronte a menzogne affabili e promesse di grandezza. Si era ritrovato solo, braccato, le sue esortazioni a ribellarsi non avevano avuto effetto neanche tra i suoi amici più fedeli, dai quali aveva ottenuto solo suggerimenti di mettersi in salvo il più lontano possibile, provviste, bestie da soma e una mappa. Un esilio.
I draghi si erano eretti per secoli a baluardo contro i pericoli esterni ma non avevano potuto fare nulla per proteggere la Grande Valle dai suoi stessi abitanti. Eppure le antiche creature rappresentavano l’unica forza in grado di ristabilire il Patto di Sangue. E finché fosse rimasto in vita anche uno solo dei due rappresentanti dell’alleanza, un drago e un discendente di sangue reale, ci sarebbe stata speranza. Ma non aveva idea di come raggiungere le creature: le montagne del nord fino alle Cime Settentrionali pullulavano di uomini dell’Usurpatore e gli era giunta voce delle loro vittorie schiaccianti. Si sentiva uno stupido per la direzione che aveva deciso di intraprendere, sapeva di comportarsi come un bambino che cerca il reame di una favola, ma l’unica idea che gli era venuta era di raggiungere un luogo di cui parlava sempre maestro Guilmot, il suo precettore, quando raccontava le leggende sulla nascita dei draghi.
L’uomo scosse la testa e guardò il proprio nome inciso sulla lama che gli fu donata dal padre il giorno in cui raggiunse la maggiore età: Ghared, il Principe degli Uomini.

Il caldo si era fatto meno opprimente, era arrivata l’ora di riprendere il cammino.

(Autore: Alessandro Bertoni)


Questo è il secondo dei due contributi che abbiamo selezionato come possibile Capitolo I. Vi è piaciuto? Se sì, inviate entro giovedì 5 febbraio a mezzanotte il vostro seguito a questa traccia, specificando che si tratta del seguito del Capitolo 1A. Se sarete abbastanza convincenti e il vostro pezzo sarà selezionato come possibile Capitolo II, questa traccia (di Alessandro Bertoni) diventerà a tutti gli effetti il Capitolo I. Il vostro contributo va inviato (seguendo le note del regolamento e specificando che è il seguito del Capitolo I (a)) al solito indirizzo bookmodena.fantasy@gmail.com indirizzo che potrete utilizzare anche per chiedere informazioni sull'iniziativa.
Entrambi i capitoli pubblicati abbandonano la soggettiva dei draghi che era la caratteristica principale del prologo. Trattandosi dei capitoli iniziali di una fuga, nulla vieta che il secondo capitolo riprenda, se qualcuni lo desidera la soggettiva dei fuggiaschi. La vostra bravura, in questo caso, starà nel riuscire a farlo senza dimenticare il legame col capitolo II scelto.
Buon lavoro.

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